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Filiere Bio: Lotta al Caporalato Tra indicatori di rischio e percorsi di legalità e di sviluppo sostenibile. Se ne parla il 26 ottobre

Martedì 26 ottobre, a partire dalle 16,30 si terrà, (su piattaforma google meet) il seminario nazionale del progetto Filiere Bio nel quale si approfondirà il tema del caporalato.
A promuoverlo e organizzarlo, oltre ad AIAB federale, anche AIAB Umbria, l’Associazione Nazionale di Bioagricoltura Sociale e la Rete Fattorie Sociali Sicilia.

Il progetto Filiere Bio, avviato nel febbraio 2019, è realizzato da AIAB in collaborazione con sette organizzazioni tra cui Rete fattorie sociali Sicilia, si propone quale strumento di riduzione del fenomeno del caporalato in agricoltura e inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri attraverso l’agricoltura biologica intervenendo – come suggerisce il titolo – su tutta la filiera dal produttore al consumatore.

Filiere Bio rappresenta uno strumento di innovazione sociale in quanto: la sua azione chiave  – cioè quella afferente i Biodistretti – è finalizzata alla creazione di un micro sistema sociale la cui rete costituente (amministrazioni, aziende agricole, organizzazioni di rappresentanza e cittadini) sostenga, tutta insieme, il processo di integrazione dei cittadini immigrati e dica esplicitamente “no” a modello di organizzazione del lavoro che li sfrutta come manodopera a basso costo; supera il modello di tracciabilità esistente promuovendo l’attivazione di nuovi strumenti più efficaci delle alternative esistenti e adottabili dalle “imprese virtuose” sia del settore agricolo siae della commercializzazione e distribuzione; crea inoltre un nuovo sistema di relazione e coinvolgimento dei cittadini/consumatori i quali non saranno solo recettori passivi di informazioni ma anche e soprattutto saranno chiamati a fare scelte consapevoli sull’acquisto di prodotti da imprese della filiera “meno virtuose” attraverso gli strumenti della rete.

Il progetto, che coinvolge 15 regioni, ha come obiettivo a medio termine, il miglioramento delle condizioni lavorative degli immigrati in agricoltura biologica e la riduzione del fenomeno del caporalato. Il progetto non vede tra i suoi destinatari solo gli immigrati. Il suo principale elemento di innovatività consiste anzi nel fatto che la sua dimensione nazionale diventa opportunità , uno strumento di cambiamento del “sistema” (anche se non generico), non riducendosi alla sola risposta a bisogni e problemi puntuali dei destinatari diretti ma coinvolgendo tutti i soggetti che hanno una rilevanza sulle cause del fenomeno.

A questo link la locandina con programma del convegno e le informazioni per partecipare